Incredula, frastornata, accigliata, ancora vestita degli stessi jeans stretti stretti con i quali era andata a collegarsi con «Vivaradio 2» di Fiorello qualche ora prima, Loredana Bertè ha accolto ieri pomeriggio nella sua camera all'Hotel Royal Pippo Baudo: che un po' da bravo zio, e un po' da direttore artistico, ha voluto personalmente andare a spiegarle che - dopo ore di riunioni - l'organizzazione aveva deciso di escluderla dalla gara del 58°Festival di Sanremo. Ma ha portato, Superpippo, anche una buona notizia: di aver proposto lui stesso ("valutando la popolarità della cantante" come poi hanno scritto in un comunicato Rai) di consentire comunque fuori gara l'esibizione di Loredana Bertè, in qualità di ospite: sia stasera nella serata dei duetti, insieme con Spagna, sia nella finalissima di sabato.
Sarà stata una decisione presa con il cuore e la coscienza, ma anche con la consapevolezza che l'audience sarà amica di quei momenti nei quali, con le sue gonnellone di tulle, la Berté si piazzerà davanti alle telecamere. E' il personaggio più curioso e discusso del Festival, lei: rinchiusa in camera da giorni ma saccheggiata dalla tv del gossip, a partire da un discutibile dibattito dell'ultima «Domenica In». In tempi avari di personaggi che colpiscano l'immaginario collettivo, Loredana resta una manna per i media: per l'indubbio carisma quando sale sul palco, per il mistero della sua salute, per lo spirito rock che trascende ogni miseria umana. E dunque tutto continua, in una pirandelliana saga all'italiana.
E' andata così. Ieri mattina è arrivato alle mail dei media di mezza Italia il comunicato di Gianna Tani, ex responsabile del casting di Mediaset, nel quale la signora annunciava: «Il brano di Loredana Berté è una vecchia canzone del 1988, intitolata "Ultimo segreto", tratta dall'lp "Sesto senso" prodotto da Tullio De Piscopo e Alberto Radius, cantata da Ornella Ventura. Caso strano, l'autore è sempre Alberto Radius e la casa discografica, la NAR, è la stessa di vent'anni fa». Allegati alla mail, la copertina di una cassetta d'epoca, e il file con il brano: qualcuno lo ha riprodotto sul computer, appoggiandoci il microfono della conferenza stampa. E si sono levate le note dell'inizio del brano che si era ascoltato in gara appena la sera prima.
Ma come sarà successo? Chi scrive sente da mesi la Berté raccontare di questo nastrino che si era ritrovata in casa: una musica di Radius, già componente della Formula 3. «Lui manco si ricordava di averla scritta, questa musica. Io ce l'avevo da vent'anni, sono certa che non è stata depositata. Erano 4 minuti, l'ho ridotta a 3 scarsi», diceva Loredana, in assoluta buonafede, eccitata come una ragazzina. Seguono incontri con l'autore del testo, Oscar Avogadro, per mettere insieme i concetti (del tutto diversi rispetto a quelli dell'88) che le premevano. «Musica e parole» diventa una sua creatura, si inventa la intro che cita Stravinky, mi fa l'esegesi del testo, con i richiami alla Bibbia, all'Apocalisse, al secolo della decadenza, a quella volta che era stata a cena da Bush e l'aveva visto tanto cinico. Ne è fiera: «Vorrei vincere il premio della Critica intitolato a mia sorella».
Adesso, sia Alberto Radius che Oscar Avogadro rischiano una denuncia, per aver presentato come inedito questo brano invece edito. L'ufficio legale Rai ha fatto le sue ricerche presso la Siae e la Discoteca Nazionale di Stato, e ha scoperto che la canzone con più o meno stessa musica ma altro testo esiste effettivamente, e ha generato per la signora Ornella Ventura - che ancora lavora come conduttrice nel mondo dello spettacolo - diritti per la bellezza di trentamila lire.
Radius e Avogadro cascano dalle nuvole: tutti e due giurano di non ricordarsi di questa Ventura. Dimenticanza senile, l'esito di quello che oggi si chiama spietatamente rincoglionimento? Il paroliere Oscar Avogadro si sfoga: «Da tanti anni lavoro in questo mondo, avrò scritto 500 canzoni: come faccio a ricordarmi tutto, specie ciò che non ha avuto alcun esito? In buona fede, l'ho scordato, e pure questa Ventura». Più sfumata la posizione del discografico, Mario Limongelli, che ieri mattina ha pubblicamente spiegato: «E' un brano pubblicato 20 anni fa, senza successo».
Loredana (e non solo lei) è convinta che sia stata una congiura. Che qualcuno abbia deliberatamente voluto colpirla.
Racconta Baudo, del suo colloquio con lei: «Si è disperata molto, è molto scossa, ritiene di esser stata ingannata dai coautori: però abbandonare a tornare a Milano, sarebbe stata una grande sconfitta per la sua vita. Penso di aver trovato la soluzione più sentimentalmente onesta». Qualcuno anche pensa che l'intera faccenda fosse nota, e che sia uscita solo ieri per coprire i guai di audience della Rai. Pronta la risposta: «illazione gravemente diffamatoria».
E sì che non è la prima volta che una cosa del genere succede. Solo nel 2006, imperante Panariello, si scoprì che «Che bella gente» di Simone Cristicchi, allora fra i Giovani, era in realtà una canzone di Momo già finita in una compilation, con la stessa musica ma con testo diverso. Cristicchi cantò ugualmente: e ora, Baudo, perché no? E qui Superpippo lascia il posto al leguleio di Militello: «C'è una fattispecie astratta e quella concreta, del fatto come si realizza. Il codice si applica secondo la discrezionalità del giudice: non conoscevo l'esistenza del problema Cristicchi, ma la direzione artistica ha una sua autonomia, un modo di vedere la vita e le persone. E qui, più del codice, vale la vita delle persone». Loredana dunque canterà da ospite. Ieri sera hanno mandato Alba Parietti a prenderla in hotel, per portarla alle prove del duetto. Speriamo bene.
